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Ott 0630

La blogosfera iraniana

Pubblicato da Marta Mainieri alle 21:05 in


Come annunciato pubblico il servizio andato in onda su Radio Popolare nella trasmissione Esteri di oggi pomeriggio (nella quale, tra l'altro è stato citato anche questo blog).

Quasi 100 mila blog e il farsi come quarta lingua più parlata del web. La blogosfera iraniana è una delle più vivaci di tutta la rete e riflette una società molto diversa da quella solitamente trasmessa dai media occidentali. In un paese in cui più dei due terzi della popolazione è sotto i 30 anni e il 90% degli abitanti è istruito, è facile immaginare che i blogger sono per lo più giovani colti. Ragazzi e ragazze che scrivono in inglese e in persiano, e che cercano in internet un luogo dove esprimersi liberamente: "ho iniziato a tenere un blog per respirare un po'" scrive Lolivashanen nel suo diario, "in questa aria soffocante dove è considerato un crimine solamente pensare". Accanto a loro insegnanti, professionisti, attivisti, ex giornalisti in esilio. Un insieme

profondamente eterogeneo di individui che scrivono di sport, arte e letteratura ma soprattutto di religione e politica. Tra loro i sostenitori del regime – i cosidetti Hezbollah che non hanno niente a che vedere con i miliziani libanesi –che utilizzano il blog per contestare la cultura e le mode occidentali, ma soprattutto i riformisti, coloro che si oppongono alla politica di Ahmadinejad, ma anche a quella del presidente americano Bush, che si sentono attratti dai valori dell’occidente, democrazia e diritti umani, ma rivendicano orgogliosamente la propria cultura e l’eredità della storia: "Lasciaci risolvere i nostri problemi da soli Mr Bush" scrive Hossein Derakshan, il fondatore della blogosfera iraniana, il primo che ha pubblicato un blog in persiano " faresti meglio ad occuparti di quello che hai combinato in Iraq".

Un fenomeno con cui anche i politici hanno iniziato a fare i conti. I riformisti iraniani durante le elezioni del 2005 hanno coinvolto i blogger in dibatti dentro e fuori la rete, e l’ex vice presidente riformista Abtahi, che ha un suo diario dal 2004, è oggi uno dei più influenti blogger di tutta la blogosfera iraniana. Nei confronti di questa, invece, i conservatori utilizzano l’antica, ma sempre efficace, tecnica del bastone e la carota. Da un lato Amadinejhad inasprisce la censura, usando tra l’altro software americani, e colpendo, secondo uno studio condotto dalle università di Harward, Toronto, Cambridge e Oxford, il 30 per cento circa dei siti presenti in rete; dall’altro, a Qom fonda un ufficio blog dove sono già stati "formati" più di 500 blogger clericali. Un esercito, tra l’altro, di cui fanno parte anche lo stesso Presidente e il leader supremo Ali Khamenei.

Tra le fonti esaminate per questo articolo segnalo con molto piacere la tesi di un laureando, Tino Camarda, la cui pubblicazione rimando a domani per motivi "tecnici"

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