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La meglio gioventu dei blogger africani

Marta Mainieri avatar Sabato 6 Ottobre 2007, 16:01 in di Marta Mainieri

Di seguito riporto il mio articolo sulla blogosfera africana apparso su Nova24 giovedì scorso. ciao

 

Africa is ready for business! Molto più di un’affermazione, quasi una certezza per Benin Mwangi che intitola così il suo blog: “L’obiettivo di questo sito è raggiungere tutti coloro che, nel mondo, si occupano di business e ancora non sanno che l’Africa sta diventando una delle destinazioni più calde per fare buoni investimenti”. Poco più che trentenne Mwangi è forse solamente il più proficuo dei tanti blogger che sempre più spesso affollano la blogosfera africana, della quale, tra l’altro, si è occupata proprio in questi giorni la conferenza web2ForDev, che oggi si chiude a Roma. Tre giorni, organizzati dalla FAO per discutere di  web 2.0 e paesi in via sviluppo. Oggi in Africa” dice Ethan Zuckerman, co-fondatore di Global Voices online (il più importante aggregatore di blog sul terzo mondo) e vera e propria istituzione in rete per chi si occupa di Africa e tecnologia, “il web 2.0 ha fatto emergere una generazione di giovani tecnicamente molto preparati, orientati al business e in stretto contatto con la comunità globale”. Una generazione di ghepardi l’ha definita l’economista ghaniano George Ayittey,“persone che si muovono velocemente e che prendono le proprie decisioni senza aspettare di essere nutriti dai propri governi”. Professore alla George Washington University e autore di numerosi saggi in cui individua le cause della povertà dell’Africa nella sua oppressione e nella cattiva gestione dei suoi politici, Ayittey ha contrapposto questa nuova generazione a quella “degli ippopotami”, l’elite attualmente al potere che trascorre il suo tempo lamentandosi del colonialismo e dell’imperialismo.

    

 

Gli utenti di internet aumentano in Africa più velocemente che in tutto il resto del mondo. Lo dice Internetworldstats.com che conta 33,4 millioni utenti internet africani - il 640,3% in più rispetto al 2000- pari al 3,6% di tutta la popolazione del continente (in Europa gli internauti sono il 39,4%, il 203,6% in più rispetto al 2000). E’ naturale, quindi, che molti di questi ghepardi scrivono e si muovono sul web. Attraverso i loro blog discutono di finanza (come i kenani Bankelele e Odegle) di sviluppo sostenibile (come il sudafricano Gavin Chait,  di moda  e di tecnologia. Uomini ma anche donne che vivono nelle grandi città dell’Africa sub saharaina, che si ritrovano nei newsgroup di Google e che intervengono in sessioni tematiche su Afrigator, Africa Path, AfricanLoft, AllAfrican e Africanville, per citare soltanto alcuni dei numerosi aggregator e giornali africani presenti in rete. “Credo che molti di questi individui tengono un blog” sottolinea ancora Zuckerman, “perchè da un lato desiderano scambiare idee, opinioni e entrare in relazione con altri africani, dall’altro sperano di cambiare gli stereotipi e i preconcetti sul loro paese diffusi in ogni parte del mondo. Leggendoli ci si accorgerà, infatti, quanto disappunto generano i non africani che parlano di Africa”.

La blogosfera africana, infatti, si è subito mobilitata appena Vanity Fair, la scorsa primavera, ha annunciato che a luglio avrebbe pubblicato un numero speciale della sua rivista americana tutto dedicato all’Africa e diretto dal leader degli U2 Bono, la: “E’ una celebrazione dell’Africa”, scrive Jola Naibi. “E’ un’azione di propaganda dei media occidentali”, ribatte Refinedone: “è tempo che l’Africa si celebri da sola.” La discussione si è fatta ancora più vivace durante il G8 dello scorso giugno. Proprio nei giorni in cui in Germania si parlava di mutamenti climatici e di un piano Marshall per l’Africa, ad Arusha, in Tanzania, si riuniva la TED Global Conference. Quattro giorni durante i quali imprenditori, artisti, informatici hanno parlato delle potenzialità di un continente, condividendo esperienze all’insegna di uno spirito collaborativo che è andato ben oltre le aspettative degli organizzatori e dei partecipanti. “In questi giorni, credo, abbiamo piantato semi, ora dobbiamo farli crescere”, ha commentato il nigeriano Emeka Okafor, organizzatore della conferenza e autore di due influenti blog “Timbuktu Chronicles” e “Africa Unchained” , nonchè proprietario di un’azienda che esporta te e caffe esotici altri prodotti da varie parti dell’Africa negli USA: “Abbiamo appena sfiorato le tante potenzialità del nostro continente e sono felice che si sia mostrato un nuovo volto dell’Africa che, fino ad ora, era rimasto sconosciuto”. Durante la conferenza sono rimbalzati in rete non solo i resoconti degli interventi, riassunti quasi in diretta sul blog di Zuckerman, my heart’s in Accra, ma anche i commenti sulla polemica, che in quella sede ha contrapposto Bono e il noto giornalista ugandese Andrew Mwenda, sulla reale efficacia degli aiuti umanitari. “Gli africani chiedono a Bono: per amore del cielo smettila”. Scrive la giornalista Jennifer Brea dopo la conferenza in una articolo che ha fatto il giro di tutta la blogosfera. “Sono sempre di più gli africani che, come me, chiedono la fine di ogni politica a favore dei nostri paesi”, le fa eco Liz di Saharan vibe, “gli aiuti favoriscono un’economia paternalistica, la corruzione, indeboliscono gli investimenti e mettono i paesi in uno stato di subordinazione”. E mentre Osize di Alt Nigeria ribatte scrivendo che l’Africa ha bisogno sia di sostegno sia di investimenti, Hash di White African mette l’accento sulla presenza dei cinesi nel continente, e su ruolo che stanno giocando nel suo sviluppo: “I cinesi oggi guardano l’Africa e vedono opportunità, un campo fertile sul quale riversare le loro energie, le loro ricchezze. Troppo spesso, invece, l’Occidente pensa al nostro continente come a un ragazzino problematico, un paziente malato e una zona di pestilenza”.

Parole, ma anche fatti. I blogger africani non discutono soltanto, raccontano esperienze. Storie di intraprendenza di ingegno, come quella di Florence Serici capo della più importante azienda di computer africani l’Omatek, dei ragazzi di Kibera, uno dei sobborghi più degradati del Nairobi, che costruiscono pannelli solari “portatili” a basso costo e di William Kamkwamba, un ragazzo del Malawi che nel 2002, a soli 14 anni ha costruito un mulino a vento per rifornire di elettricità la sua casa. Il viso sorridente di William in cima al suo mulino di legno costruito con buste di plastica, una ruota di bicicletta e una dinamo ha fatto il giro della blogosfera appena il blogger Soyapi Mumba ha raccontato la sua vicenda in rete. Da quel momento in un attimo William si è ritrovato ben vestito su un aereo diretto in Tanzania, dove in tre minuti ha raccontato la sua storia alla platea della TED Global che si è alzata in piedi ad applaudirlo. Oggi William racconta la sua storia sul blog “il mulino a vento del Malawi”, dove raccoglie fondi per riprendere gli studi, discute con la TED community e insegue il suo nuovo sogno: costruire un mulino ancora più grande per irrigare i campi della sua famiglia. E per un ghepardo come lui sembra davvero tutto possibile.
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2 commenti
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06 Dic 2007
alle 10:18

marta

Buongiorno,
la ringrazio per i complimenti sempre ben accetti. Vorrei scrivere un altro articolo sul tema in particolare su come internet e il mobile stanno cambiando lìAfrica. Se ha dei casi da segnalarmi e dei dati le sarei molto grata. Terrò d'o cchio sicuramente il sito che mi ha segnalato. Grazie ancora

marta 

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05 Dic 2007
alle 19:12

Fabio

Rispettabile Marta Mainieri;

a scriverle è uno studente specializzando in economia presso la Lum Jean Monnet di Casamassima Bari.

Insieme ai miei compagni del corso di marketing internazionale del  professor Roberto Dedonno siamo stati scelti dall'osservatorio di Firenze a partecipare al progetto "Quotidiani in ateneo".

Io personalmene sto trattando il tema dello sviluppo dell'Africa con crescente passione. Ho trovato molto interessante l'articolo da lei pubblicato il 27 settembre sul sole 24 ore e per questo volevo farle i miei complimenti.

Vorrei inoltre invitarla a visitare il sito www.dedonno.net per arricchire con il suo contributo questo tema di primario interesse

F. Fabio Ostuni

Corso di marketing internazionale Lum Jean Monnet (BA)

prof roberto Dedonno dedonno@lum.it

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