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Il colera uccide lo Zimbabwe e per Mugabe è tutto a posto.
Sembra che questo "povero" (non per risorse) paese non riesca più uscire dal suo incubo. Il suo incubo chiamato Robert Mugabe, quello che doveva essere il suo liberatore, una speranza per tutta l'Africa, che, ben presto, però, si è rivelato uno spietato dittatore.
Di Mugabe non ci si riesce proprio a liberare, nonostante gli appelli e le sanzioni della comunità internazionale..ma, forse, Mugabe gode di solide complicità..Del resto, in tutti questi anni, i governi europei hanno sempre trovato più facile fare affari con dittatori che con democrazie consolidate, mentre la stessa Unione Africana, che include rappresentati dei tanti regimi dittatoriali del continente nero, pare poco credibile per dettare un vero cambiamento.
Quando giunse al potere nel 1980, Robert Mugabe simboleggiava tutto l'ottimismo di una nazione da poco ribattezzata Zimbabwe (ex Rhodesia ). Parlava di pace, democrazia, di riconciliazione, dopo decenni di colonialismo bianco, ma ben prestò si tradì e tradì un intero popolo cominciando con la sanguinosa repressione della rivolta del Matabeleland e l'uccisione di vari oppositori politici. Il suo diventò ben presto un regno pervaso dalla corruzione e dall'orrore.
Oggi lo Zimbabwe è sull'orlo del collasso economico, l'Aids dilaga, le fattorie dei bianchi vengono requisite con i proprietari e le proprie famiglie cacciati o ammazzati. E adesso è arrivato anche il colera che ha mietuto oltre 2.200 vittime.
Tra il 1983 e il 1984, Mugabe avviò una campagna militare per eliminare l'opposizione politica nel Matabeleland, rappresentata da una minoranza etnica, nel corso della quale migliaia di persone, fra i 10.000 ai 20.000, furono torturate e massacrate.
Da allora sino ad oggi, per assicurarsi la tenuta del potere, Robert Mugabe ha ricorso ad ogni sorta d'intimidazione, corruzione e violenza, come l'espropriazione forzata delle terre dei bianchi che, redistribuite ad amici o in unità più piccole scarsamente efficienti, ha collassato economicamente il paese che, pure, sarebbe ricco di risorse naturali ed, una volta, era considerato il "granaio dell'Africa". Spietata anche la repressione dell'omosessualità, innescata con la scusa della debellione dell'Aids.
Il popolo ha ormai paura di Mugabe, sebbene spesso si presenti sempre sorridente ai microfoni, e quindi ogni elezione politica, come le ultime, si trasforma in una farsa. Movimenti, intellettuali, media dissidenti o che si dimostrino "critici" nei confronti del governo vengono sistematicamente zittiti, se non annientati con il terrorismo e la violenza.
Questo è lo Zimbabwe di Mugabe che sta morendo di colera.
Gaetano Farina
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