Il mondo a portata di click
Ieri ho partecipato al panel su Informazione e blog (moderato da Francesca Casadei) all'interno della Social Media Week di Milano, appuntamento internazionale che questa settimana sta radunando esperti e guru 2.0 in cinque città del mondo, da Bogotà a Los Angeles (qui il programma).
Arianna Ascione e Anita Richeldi su Milano2.0 ha raccolto alcune pillole video del mio intervento per Blogosfere e ha sintetizzato gli speech di Francesco Magnocavallo (Blogo), Enrico Chiara (responsabile editoriale Community Virgilio), Cristian Cascetta (responsabile editoriale Liquida) ed Eleonora Panto di Global Voices.
Sono stata colpita dall'interesse del pubblico in Mediateca. Al centro la domanda: perché aprire un blog oggi quando esistono già i social media? Credo che per chi intende fare informazione il blog sia ancora un luogo privilegiato di riflessione, in cui la partecipazione corale di altre voci via link assume concretezza, a differenza di quanto accade con le note su facebook.
La creatura di Zuckerberg e i social media, twitter incluso, possiedono invece il dono dell'immediatezza e utili strumenti di promozione dei contenuti (linko i miei post in bacheca, ad esempio).
Ha senso aprire un blog se si conosce in maniera approfondita un determinato argomento, dal rugby al petrolio, per acquisire la possibilità di indicizzazione tramite i motori di ricerca e catalizzare attenzione e clic di nicchie di utenti che condividono la stessa passione.
Rimane ancora aperta la domanda su come scremare la fuffa dalla qualità: per quanto mi riguarda, i blogger conquistano fiducia e affidabilità sul campo (ragion per cui auspico la diffusione del crowdfunding come legittimo riconoscimento economico del blogger). Non esiste un metodo o una strategia consolidata per i contenuti senza qualità.
Infine, i dubbi sulla libertà di informazione: visti i trascorsi ddl intercettazioni e ildovere di rettifica dei blog, insieme alle proposte di Gianpiero D'Alia e Gabriella Carlucci è possibile che in Italia si vada verso un clima di controllo dei blog? Esiste certamente una volontà di limitare gli spazi di discussione e confronto su temi caldi, specie se politici. L'importante, come ha fatto il Web finora, è vigilare.
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