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Alexis, un novello Polinice con la maglietta dei Sex Pistols, ha commesso la colpa di ribellarsi allo status quo ed è stato ucciso in una manifestazione ad Atene nel 2006, colpito in pieno petto da un proiettile sparato da un agente di polizia
Alexis. Una tragedia greca è il punto di arrivo del difficile cammino che la compagnia Motus ha intrapreso alla ricerca di un possibile collegamento tra la vicenda di Antigone e la realtà contemporanea. Andrà in scena da oggi a venerdì presso il Teatro Comunale A. Testoni di Casalecchio di Reno (Bologna) e nelle prossime settimane affronterà numerose tappe all'estero, dalla Francia all'Australia (qui trovate tutte le date).
Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande realizzano uno spettacolo che analizza il permanere della tragedia dentro una società che ha perso ogni speranza nel futuro e che, cosa ancora più grave, tende ad uccidere ogni tentativo di alzare la testa. Alexis, un novello Polinice con la maglietta dei Sex Pistols, ha commesso la colpa di ribellarsi allo status quo ed è stato ucciso in una manifestazione ad Atene nel 2008, colpito in pieno petto da un proiettile sparato da un agente di polizia.
Da questo episodio la coppia di registi realizza un testo polifonico e stratificato che costituisce una partitura contemporaneamente poetica e politica, in grado di accogliere al suo interno dialoghi, interviste, riflessioni solitarie, frammenti audio e video tratti dal web, dichiarazioni politiche e testimonianze raccolte per le strade nelle quali la tragedia si è consumata. Il forte valore documentario della messinscena non cancella la componente teatrale, la quale rifiuta di sottomettersi al testo e si concretizza nella fisicità di Silvia Calderoni e degli altri attori presenti sul palco.
Dopo i contest realizzati lo scorso anno, una serie di tre performance intese come confronti/dialoghi tra diversi attori, con Alexis la compagnia realizza una messinscena per quattro attori che ripercorre la traccia di Antigone, vista come la figura di un'adolescente che si ribella ostinatamente ad ogni forma di potere. Lo spettatore dunque non può rimanere passivo, deve passare dall'indifferenza della platea all'indignazione che si trasforma prima in azione scenica e poi in attivismo fuori dal teatro, nelle strade e nelle piazze delle nostre città.
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alle 16:26
Enrica
Molto interessante!!! Peccato che mi la son persa, ero fuori città. Comunque complementi perché ritengo che ci sono tanti modi di fare protesta, ma credo profondamenti che chi protesta "in teatro" fa politica, fa cultura e soprattutto storia... Penso sia il modo più effettivo di far protesta! Di nuovo complementi...