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Si è concluso a Belem, nell'Amazzonia brasiliana, il World Social Forum (WSF), il forum mondiale per una globalizzazione alternativa giunto alla nona edizione e che, quest'anno, ha registrato la partecipazione di oltre 100mila iscritti provenienti da 6mila organizzazioni di tutto il mondo, tra cui nutrita anche la presenza italiana (Acli, Libera, Terra Futura, Legambiente, Fair Watch, Caritas, ecc.).

Il WSF - che si caratterizza come  uno spazio aperto, plurale, diversificato, non istituzionale, dove viene stimolata la libera discussione e la riflessione per costruire esperienze di scambio ed alleanze tra i movimenti e le organizzazioni impegnate in strategie e azioni concrete per un mondo più giusto e democratico - da anni sfida provocatoriamente il contemporaneo World Economic Forum di Davos che invece riunisce i personaggi più potenti del mondo a livello economico e politico. I WSF si svolgono nelle cosiddette periferie mondiali: il precedente si era tenuto, nel 2007, a Nairobi, in Kenia. Quest'anno è ritornato in Brasile, da cui era partito, nel 2001 a Porto Alegre.

Iniziato il 27 gennaio scorso con una imponente e spettacolare celebrazione indigena e una marcia di migliaia persone per le strade di Belem, il forum, al posto di politici e registi dell'economia mondiale, ha visto come protagonisti, per sei giorni, indigeni, contadini, attivisti, blogger, chiese e molti movimenti femminili: poche autorità istituzionali, più spazio a chi opera dal basso ed agli intellettuali di matrice ambientalista.

Organizzate in workshop, assemblee, cerimonie e seminari, associazioni e comunità hanno dibattuto di crisi globale - che molti partecipanti vedono come una grande occasione per rilanciare l'attualità dei principi di base del Forum contro il neoliberismo ed il capitalismo di rapina - decrescita, ambiente, autodeterminazione, diritti umani, delle promesse del nuovo presidente americano Barak Obama, ponendosi l'obiettivo di comporre un calendario di appuntamenti condiviso per orientare l'azione, a livello planetario, di movimenti, sindacati ed associazioni per i prossimi mesi.

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Feb 0912

Per un'economia responsabile

Pubblicato da Gaetano Farina alle 12:46 in Diritti, Globalizzazione, New Media, Non Profit, Sviluppo Sostenibile


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Per chi è interessato alla responsabilità sociale delle imprese e a un'economia sostenibile:

Beeaware.tamtamy.com vuole essere un'occasione per condividere iniziative, esperienze, buone pratiche e idee tra singoli, aziende e organizzazioni che vedono nel Web un'opportunità di diffusione di cultura e di strumenti di esercizio di un fare impresa responsabile.

Su http://beeaware.tamtamy.com/tamtamy/home.action puoi trovare testimonianze, documentazione, video, foto e segnalazioni...da tutto il mondo

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Nel febbraio 2008 Giulietto Chiesa, presidente di Megachip - democrazia nella comunicazione, insieme ad un gruppo di giornalisti e di professionisti della comunicazione, lancia l'idea di costruire uno spazio di informazione indipendente dai poteri forti attraverso lo strumento della libera sottoscrizione popolare.

Il 6 marzo 2008 il sito di Megachip e quello di Beppe Grillo pubblicano un appello rivolto ai cittadini, a cui viene chiesta la disponibilità a sostenere l'iniziativa. Arrivano diverse migliaia di adesioni a conferma di quanto sia sentita l'esigenza di un'informazione libera e democratica.

Il progetto comincia a prendere forma: si chiamerà Pandora, come il vaso della mitologia, dal quale questa volta però non vengono liberati i mali del mondo, bensì le verità che nessuno vuole più raccontare.

 

Nel giugno 2008 si costituisce l'associazione Canale Zero con l'obiettivo di raccogliere soldi, risorse, energie e partecipazione per far diventare Pandora una reale alternativa al desolante panorama della televisione italiana.

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Feb 09 6

Affari Italiani.it

Pubblicato da Gaetano Farina alle 13:16 in New Media


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Migliaia di blog e siti d'informazione in cui perdersi e magari anche confondersi..

Ma il vero precursore è stato Angelo Maria Perrino che nel marzo del '96 (quando ancora si faticava ad avere un pc in casa) fondava www.affaritaliani.it.

Perrino, infatti, è stato uno dei primi ad intuire le grandi potenzialità del web, anche in termini d'informazione giornalistica.

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Feb 09 5

La Truffa di Facebook

Pubblicato da Gaetano Farina alle 10:19 in Comunicazione, Diritti, Globalizzazione, New Media, Politica, Potere, U.S.A.


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Ricevo ed inoltro un interessante articolo su Facebook. L'articolo e' stato pubblicato dal Guardian, noto giornale inglese  http://www.guardian.co.uk/technology/2008/jan/14/facebook e tradotto in italiano sul sito    www.comedonchisciotte.org. Sotto segue la traduzione in italiano. In sintesi:

 

1)       FaceBook vende le informazioni che ottiene gratis dagli utenti

2)       tra i finaziatori di Facebook ci sia In-Q-Tel, l'azienda di venture capital della CIA.

Qui sotto la traduzione dell'articolo e le istruzioni per invalidare il proprio account da FaceBook. Invalidare, perchè può essere disattivato (="congelato") ma non esiste un modo per rimuoverlo o cancellare i tuoi dati. In questo modo nessun utente potrà mai più vedere i tuoi dati, che però rimangono comunque disponibili ai proprietari di Facebook.

"CON AMICI COME QUESTI"
DI TOM HODGKINSON
The Guardian


Facebook ha 59 milioni di utenti - e due milioni di nuovi iscritti
ogni settimana. Ma tra questi non troverete Tom Hodgkinson che
rilascia volontariamente i propri dati personali; non ora che conosce
la politica delle persone che stanno dietro questo sito di social
networking.

Io disprezzo Facebook. Questa azienda statunitense di enorme successo
si descrive come «un servizio che ti mette in contatto con la gente
che ti sta intorno». Ma fermiamoci un attimo. Perché mai avrei bisogno
di un computer per mettermi in contatto con la gente che mi sta
intorno? Perché le mie relazioni sociali debbono essere mediate dalla
fantasia di un manipolo di smanettoni informatici in California? Che
ha di male il baretto?

E poi, Facebook mette davvero in contatto la gente? Non è vero invece
che ci separa l'uno dall'altro, dal momento che invece di fare
qualcosa di piacevole come mangiare, parlare, ballare e bere coi miei
amici, mando loro soltanto dei messaggini sgrammaticati e foto
divertenti nel ciberspazio, inchiodato alla scrivania? Un mio amico
poco tempo fa mi ha detto di aver trascorso un sabato notte a casa da
solo su Facebook, bevendo seduto alla sua scrivania. Che immagine
deprimente. Altro che mettere in contatto la gente, Facebook ci isola,
fermi nel posto di lavoro.

Per di più, Facebook fa leva, per così dire, sulla nostra vanità e
autostima. Se carico una mia foto che ritrae il mio profilo migliore,
e assieme metto una lista delle cose che mi piacciono, posso costruire
una rappresentazione artificiale di me stesso, con lo scopo di essere
sessualmente attraente e di guadagnarmi l'altrui approvazione. («Mi
piace Facebook», mi ha detto un altro amico. «Mi ha fatto trombare»).
Incoraggia inoltre una inquietante competitività intorno all'amicizia:
sembra che nell'amicizia oggi conti la quantità, e la qualità non sia
affatto considerata. Più amici hai, meglio sei. Sei "popolare", nel
senso che i liceali statunitensi amano tanto. A riprova di ciò sta la
copertina della nuova rivista su Facebook dell'editore Dennis
Publishing: «Come raddoppiare la tua lista di amici».

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